I Contributi minimi alla luce della Legge di Stabilità presentata dal Governo

La tanto attesa Legge di Stabilità 2015, consueto rito di fine anno atteso quasi quanto il cenone Natalizio apporta significative variazioni alla fiscalità delle imprese e, soprattutto, dei professionisti aventi dimensioni cosiddette “minime”, ovvero tutte quelle realtà di liberi professionisti/imprenditori nati dal punto di vista fiscale con le agevolazioni derivanti da un’imposta sostitutiva particolarmente ridotta, il tanto decantato 5%.

Con la nuova legge, vengono abrogati definitivamente sia il regime delle nuove iniziative produttive che il regime fiscale dei contribuenti minimi, oltre che il regime contabile agevolato.

Dal 1 gennaio 2015, nessun contribuente potrà più avvalersi di questi regimi, tuttavia, notizia non di poco conto, coloro che nel 2014 si trovano in questi regimi fiscali di vantaggio, potranno continuare ad avvalersene fino alla scadenza naturale: o alla scadenza dei cinque anni, o fino al raggiungimento dei 35 anni di età.

Questo, senza dubbio, ha generato un corale sospiro di sollievo da parte di tutti coloro che avevano cominciato a leggere i primi passi della legge di stabilità, evidenziandone, soprattutto, il nuovo limite di volume d’affari, sensibilmente più basso rispetto a quello precedente (la metà esatta).

Il nuovo regime riduce ancor di più la semplificazione fiscale nella determinazione del reddito, infatti dal 2015, per chi opterà per questo nuovo regime, verrà semplicemente applicata una percentuale di redditività che varia a seconda dell’attività svolta (tipologia di settore o di libera professione), direttamente sui ricavi effettivamente percepiti durante l’anno.

Viene, quindi, abolita la rilevanza dei componenti negativi di reddito (spese inerenti l’attività professionale o di impresa) i quali vengono inglobati all’interno della percentuale di redditività che fungerà da parametro unico per determinare l’aliquota fiscale del contribuente, mentre l’unico costo deducibile, per il professionista, sarà quello dei contributi versati alla propria cassa previdenza.

Rimanendo in ambito previdenziale, fondamentale importanza riveste l’allargamento del regime forfetario anche in temi di contributi INPS: infatti, in base al disegno di legge il nuovo regime varrà anche per i contributi che saranno calcolati sul reddito forfetariamente determinato in base ai medesimi criteri individuati ai fini fiscali. Questo beneficio, però, riguarderà solo chi svolge attività di impresa e non chi eserciterà arti e professioni. Si tratta di un evento che rappresenta una grande novità in quanto, chi si iscriverà alla gestione artigiani e commercianti presso l’INPS, non dovrà pagare il minimale di reddito, circa 3.500 euro annui, che devono essere garantiti all’istituto nazionale di previdenza sociale a prescindere dalla propria redditività, ma dovrà pagare i contributi annuali sulla base del reddito effettivamente prodotto e, quindi, forfetariamente determinato.

In conclusione, gli elementi fondamentali del nuovo regime fiscale sono:

–          Limite reddituale per l’accesso annuale al regime pari a 15.000 euro per i professionisti e 40.000 euro per le imprese in forma individuale;

–          Imposta sostitutiva che passa dal 5% al 15% calcolata sui redditi forfettariamente determinati tramite un coefficiente che varia a seconda dell’attività svolta;

–          Possibilità di rimanere nel regime fino a tempo indeterminato e non più con il limite dei 35 anni o del quinquennio.

–          Esenzione dal regime IVA, dalla ritenuta d’acconto e dagli studi di settore (a meno che non si chieda espressamente di passare al regime ordinario)

–          Possibilità di accedere al regime per tutti coloro che hanno sostenuto, nel precedente periodo di imposta spese non superiori a 5.000 euro per lavoratori dipendenti/parasubordinati/associati e spese per stock di beni strumentali per un ammontare complessivo non superiore a 20.000 euro.

–          Possibilità di portare in deduzione i contributi versati alla propria cassa previdenza (per i professionisti), e di allargare il contributo minimale anche alla gestione artigiana o commerciante (per i titolari di ditta individuale).

La domanda è: funzionerà? Probabilmente si, fino alla prossima legge di stabilità.

Siamo alla Leopolda, bellezza.