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Se il cane del vicino abbaia troppo?

caneLa convivenza sociale implica sicuramente una buona dose di pazienza e tolleranza in ogni luogo. In alcune città sono posti diversi divieti a tutela della quiete pubblica. Sicuramente la presenza dei cani non è sempre ben vista.

Ed allora a volte ci si rifugia in campagna pensando che lì si possa aggirare il problema. Non sempre è così. Abitualmente conosciuto come luogo di silenzio e di riposo, nel quale ci si ritira alla ricerca della tranquillità, a volte può diventare più caotico della città a causa anche di cani un pò vivaci. Ma anche lì esiste un limite alle immissioni canine, poichè anche lì devono essere garantiti la quiete ed il riposo.

A chi non è mai capitato di essere infastidito da rumori molesti provenienti dalla proprietà del vicino?

Ed invero il nostro codice civle all’art. 844 tratta della immissioni e tutela e disciplina questa forma di disturbo poichè sancisce che:

Il proprietario di un fondo non può impedire le immissioni di fumo o di calore, le esalazioni, i rumori, gli scuotimenti e simili propagazioni derivanti dal fondo del vicino, se non superano la normale tollerabilità, avuto anche riguardo alle condizioni dei luoghi.
Nell’applicare questa norma l’autorità giudiziaria deve contemperare le esigenze della produzione con le ragioni della proprietà. Può tener conto della priorità di un determinato uso
“.

Ciò che emerge da tale norma è che le emissioni moleste devono essere sopportate, non ad oltranza, ma fino a quando rientrino nella normale tollerabilità.

Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha riconosciuto il “danno da latrato” dalla Prima sezione penale della Corte che ha confermato una multa di 200 euro per disturbo delle occupazioni o del riposo delle persone con tanto di risarcimento del danno ai vicini che per lungo tempo avevano dovuto sopportare il continuo abbaiare dei cani accuditi da una cinofila.

La difesa di chi accudiva gli animali aveva sostenuto che i vicini non potevano lamentarsi dato che gli animali si trovavano in aperta campagna ed aveva anche evidenziato il proprio amore per gli animali che accudiva gratuitamente.

Ciò non è bastato tuttavia ad evitare alla signora la multa dal momento che evidenziando che l’amore per gli animali “non discrimina la condotta”. Il fatto poi che ci si trovasse in campagna “resta irrilevante – secondo la Corte – poiché anche le persone che abitano in campagna hanno diritto al rispetto del riposo e chi vuole tenere dei cani nei pressi di altre abitazioni, sia in citta’ che in campagna, deve usare gli accorgimenti necessari per evitare il disturbo dei vicini”.

Per quanto concerne il criterio della “normale tollerabilita” la Corte ha affermato che “il criterio va riferito alla media sensibilità delle persone che vivono nell’ambiente ove i rumori fastidiosi vengono percepiti, mentre è irrilevante la eventuale assuefazione di altre persone che abbiano giudicato non molesti i rumori”.